Sembra che si stia passando il segno ed una nuova dittatura in Italia sia alle porte. Con la scusa di evitare che qualcuno, per stupidità o per scherzo, crei dei gruppi a favore di un mafioso del passato, si vuole evitare che gli italiani si colleghino a Facebook , a Youtube od ai blog.
Secondo l’emendamento art.50bis approvato al senato i fornitori di connessione italiani dovranno oscurare totalmente i siti che saranno loro indicati, un po’ come avviene in alcuni uffici, per evitare che gli impiegati perdano tempo. Su questo argomento si può vedere ad esempio l’intervista a D’Alia pubblicata su Youtube.
In Italia si sta prefigurando una situazione anche peggiore della Birmania, con la scusa di qualche fan di Toto’ Riina, la classe politica al potere vuole censurare la rete, oscurando Facebook, Youtube ed i blog: è un provvedimento senza giustificazione, sarebbe un po’ come chiudere tutte le autostrade italiane perché esistono dei guidatori che non rispettano i limiti di velocità.
In realtà il problema che la classe politica al potere (ma non solo quella) vuole risolvere è quello di bloccare il libero scambio di idee e pensieri. Un problema quasi risolto: i telegiornali non informano più, i giornali sono assoggettati ai gruppi di potere. Quando un giornalista diventa scomodo viene sollevato dall’incarico, come è successo Paolo Vulpio che seguiva il caso De Magistris.
Il rubinetto della libera informazione è quasi chiuso o almeno sotto controllo, manca ancora Internet che sta diventando fastidioso. Nuovi soggetti politici, che per certi aspetti ricordano i partigiani, si stanno impegnando per difendere la libertà, il diritto e la giustizia. Per contrastare l’illegalità si armano di telecamera e vanno a registrare il marcio il malaffare e la malafede che avvolge la politica e la Pubblica Amministrazione in Italia, intervistano politici e per questo vengono identificati e a volte denunciati, le telecamere spesso vengono sequestrate da pubblici ufficiali, non si sa bene sulla base di quali leggi.
I nuovi partigiani fanno quello che i mezzi di informazione dovrebbero, ma non fanno, si ribellano a disegni di legge ed a provvedimenti che non dovrebbero essere nemmeno pensati, si improvvisano giornalisti e pubblicano il tutto nei loro blog, su Youtube. Senza la rete non esisterebbero, perché nessuno saprebbe della loro esistenza, è la rete che rende efficace il loro sforzo.
Poi c’è Facebook che per la sua altissima diffusione è diventato uno strumento molto potente per lo scambio di idee e per generare eventi. Si pensi alla manifestazione per la giustizia del 28 gennaio 2009, organizzata anche attraverso Facebook. Dalla sera alla mattina in giorno feriale, senza i riflettori delle televisioni o la pubblicità dei giornali, una vera prova di forza del passaparola e della Nuova Resistenza Telematica.

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